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Beautiful Madness

Gli autori di FIXED: GLOBAL FIXED GEAR BIKE CULTURE ci spiegano perchè amano pedalare con la fissa "English style".  (Parole di Max Leonard, fotografie di Andrew Edwards).

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“In Inghilterra - dove ci deve essere per forza un prodotto – ci si chiede: ‘Lo fate per beneficenza?’ Nelle Fiandre, in Italia, in Spagna o nella pianula francese, quando si celebra la ‘lunaticità’, si dice: ‘ Che meravigliosa follia!’

Lunaticità, un termine che veniva attribuito a quelle persone spinte irrazionalmente dall’infliusso della luna. La lunaticità e la ‘meravigliosa follia’ sono entrambi necessari per il Dunwich Dynamo, una pedalata di una notte che parte dalla zona est di Londra e arriva alla sperduta cittadina di Dunwich sulla costa di Suffolk (190 km in totale). Un tempo aera un dei porti principali, ma circa 100 anni fa le sue 12 chiese vennero abbattute dall’erosione e inghiottite dal mare. Secondo la leggenda, nelle notti tempestose, si possono ancora sentire i rintocchi delle campane rompersi sotto le onde.

Un’altra leggenda più recente racconta che questa corsa notturna iniziò circa 15 anni fa quando un gruppo di messenger, decise una sera uscendo dal pub, di pedalare il più lontano possibile. Raggiunsero la costa quando il sole stava sorgendo, e ogni anno da allora, centinaia di ciclisti li seguono in questa folle corsa, al chiaro di luna, con le candele in barattoli di vetro che segnalano gli incroci, foglietti vecchio stile per trovare la loro strada attraverso le linee nere.

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L’ho corsa per due volte, una con la fissa, l’anno che hanno disegnato le linee sulla cartina. E’ un’esperienza sublime scivolare nella notte in una catena illuminata dalle luci rosse delle biciclette, quindi mettersi una Lycra e tuffarsi nel mare, mentre l’alone arancione del sole squarcia l’orizzonte sullo specchio d’acqua del Mare del Nord.
Dal momento che i 50 km dalla spiaggia alla stazione di Ipswich si fanno pedalando, dopo aver fatto una colazione a base di fritto e come il cielo si è aperto posso dire che è stata un’esperienza più folle che bella.

Allo stesso modo, mi sono chiesto se fossi davvero sano di mente quando abbiamo pedalato da Brighton a Parigi in un giorno  - ‘One Day, One Gear’  era il nostro obettivo. Un trasferimento notturno per Dieppe era sembrata una buona idea, ma eravamo forse troppo eccitati o impeganti a bere birre per dormire sul traghetto. Quindi, circa 110 bellissime miglia e 10 ore dopo, ci siamo persi e ci siamo trovati bloccati in una zona residenziale nei sobborghi parigini; troppo assonnati, non siamo riusciti a ritrovare sulla cartina la giusta strada.  Davanti a noi: boscaglia e cimiteri. Dietro un’autostrada bloccava la nostra via. Oltre tutto questo, Parigi – o quello che speravamo, giudicando dalla posizione del sole tra gli alti grattaceli alla nostra destra.

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Finalmente siamo stati ripagati: lo sprint finale sul pavè di Parigi e quindi riposo sotto alla Tour Eiffel illuminata. Bistecca e patatine fritte. E, due giorni dopo, stavamo sorseggiando vino sul vagone ristorante, mentre l’Eurostar divorava avidamente I km del ritorno, 186 all’ora…Nel frattempo, chiedevamo dei soldi per beneficenza – nella mia sacca degli attrezzi avevo uno straccio unto, ufficialmente una T-shirt dell’Unicef, come prova – ma ci ho pensato dopo. La gente chiedeva ‘Perchè?’- Non avevo altre risposte che: ‘Perché!’

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Dalla prima volta che mi sono reso conto di questo, mentre pedalo sulla mia fissa in città o fuori ho incluso questa meravigliosa follia. Perchè complicare la tua vita? Perchè giocare col traffico, spesso senza freni? C’è dell’ascetica nel concetto di estetica – e anche un certo grado di perversione. Non ho vissuto a Londra (Brighton era troppo piccola e provinciale per accorgermene prima), così non ho mai visto i messenger sfrecciare sulle fisse per la città fino al 2005, quando il fenomeno si è esteso anche al di fuori del mondo dei messenger, che ho visto, nella zona di Hackney dove vive la mia ragazza, ragazzi viaggiare su lucenti telai in acciaio a ruota fissa.
Questo, e la promessa di un intenso allenamento invernale, mi ha spinto a costruire la mia bici. Ma anche semplicemente per divertimento.

In quel periodo si vedevano principalmente storiche marche inglesi sulle strade , forse una Pinarello o una Colnago nel mucchio. I telai da Keirin rappresentavano i veri pezzi fetish del momento insiema  ai Velocity Deep Vs che erano disponibili solo su importazione…Ma erano tutte cose che dovevo ancora imparare.
Non sapevo nulla sulla gloriosa storia del ciclismo inglese su pista, o di Mash SF, o sulle corse sui rulli, sul polo…su tante cose. La ricerca per scrivere il libro è stato un incredibile modo per far proprie tutte queste cose. Ringrazio per aver reso tutto questo possibile, tutti quelli che hanno condiviso con noi questa passione, anche solo per un breve periodo.