Weekend internazionale

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Nel weekend il Team Colpack ha diviso le forze in due competizioni internazionali di primo piano. Jalel Duranti, Andrea Toniatti, Andrea Bagioli, Paul Double, Lucio Pierantozzi e Giacomo Garavaglia hanno partecipato al Circuit des Ardennes International in Francia, mentre Paolo Baccio – recente vincitore a Castiglion Fibocchi – ed il varesino Alessandro Covi, sabato 13 aprile, hanno corso il Giro delle Fiandre U23 in Belgio con la maglia azzurra della Nazionale italiana, ripercorrendo tratti del percorso e settori in pavè calcati domenica scorsa dai professionisti.

Ottimi i risultati, con Toniatti che ottiene un promettente quinto posto, che fa coppia con al buona nona posizione della squadra in classifica generale. Tra i muri del Fiandre invece si segnala il dodicesimo posto del buon Covi.

Superstar in Miami

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Grande vittoria per gli statunitensi Rush Racing Team, che hanno piazzato Matt Roy sul gradino più alto del podio domenica alla Somibike Championship Series n.1.
I Rush sono una solida realtà di Miami che corre, con ottimi risultati, nel campionato statale della Florida cat Pro123 con Superstar Disc.

Baccio for the win!

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Il Team Colpack torna al successo e lo fa col siciliano Paolo Baccio che ieri è andato a prendersi in modo superbo il Trofeo Mario Zanchi a Castiglion Fibocchi (Arezzo). Il corridore della Colpack è riuscito a staccarsi di ruota gli ultimi due avversari rimasti a contendergli la vittoria sullo strappo finale che conduceva al traguardo e ha così festeggiato la terza affermazione personale della stagione. Aveva già vinto con i compagni la Cronosquadre della Versilia e la cronometro di Montecassiano.

 

Corsa molto vivace e avvincente. Prima scappa una fuga di 12 uimini nella quale si è inserito anche Davide Botta. La fuga è stata annullata dopo una sessantina di chilometri. Nuovo attacco a quattro con dentro Alessandro Covi, a loro volta ripresi dal gruppo. Infine, a 30 km dall’arrivo, è nata la fuga decisiva prima di 12 uomini, con protagonista Baccio, e poi rimasti solamente in tre al momento decisivo. Col siciliano della Colpack c’erano il polacco Arthur Sowinski (VPM Porto Sant’Elpidio) e Pasquale Abenante (Zalf-Fior). Sullo strappo finale il sicialiano è stato il più forte e ha meritato la vittoria.

 

“Un successo che ci voleva dopo un po’ di sfortune nelle ultime gare. Ci dà il morale giusto per ripartire e dà gioia anche al nostro presidente Beppe Colleoni”, il commento del team manager Antonio Bevilacqua.

First race, first victory!

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Non poteva iniziare meglio la stagione del neonato Team Cinelli Smith. Il nuovo acquisto,Olivier Leroy, ha fatto sua la prima gara dell’anno, la tappa inaugurale del circuito onlandese NL Crit Series, la Rijswijk Crit. Una grande azione del francese che sul finale anticipa tutti e si porta a casa una netta vittoria.

Un ottimo inizio per il Team Cinelli Smith!

Sicilian Finest

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Il Team Colpack grande protagonista la settimana scorsa nella seconda tappa del Giro di Sicilia, gara a tappe per professionisti organizzata da RCS Sport / La Gazzetta dello Sport. In particolare a mettersi in bella evidenza è stato il trentino Andrea Toniatti. Entrato nella fuga a cinque che ha tenuto banco per quasi l’intera giornata, è rimasto in avanscoperta per oltre 210 chilometri, fino a quando il gruppo li è andati a riprendere ad otto chilometri dall’arrivo. Epilogo in volata e vittoria di Manuel Belletti della Androni Sidermec. Grazie agli abbuoni conquistati nello sprint intermedio, Toniatti è risalito anche al settimo posto in classifica generale a 14 secondi dal leader Belletti.

 

Il direttore sportivo Gianluca Valoti ha commentato: “Ci teniamo tanto a farci vedere a questo giro, provando ad entrare nelle fughe di giornata perché sappiamo che fare risultato non è semplice visto l’alto livello degli avversari. Ieri ci siamo fatti vedere con Baldaccini, oggi Toniatti è stato bravo e coraggioso ad inserirsi nel tentativo a cinque di giornata e rimanere all’attacco per così tanti chilometri. Un’azione che gli ha permesso anche di gudagnare secondi di abbuono che lo hanno fatto risalire momentaneamente al settimo posto in classifica.”

Quasi il colpaccio!

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Ha sfiorato il colpaccio Francesco Galimberti, rischiando di vincere il Gran Premio Ticino Bancastato internazionale per la categoria Juniores che si è disputato in Svizzera. Il brianzolo della Energy Team ottiene infatti la seconda posizione, a soli 2″ dal vincitore il tedesco Marco Brenner.
La soddisfazione per la prova fornita supera però il rammarico per la vittoria sfumata soltanto in extremis. Rimane una grande prestazione di squadra, con quattro atleti nelle prime quindici posizioni: oltre a Galimberti, ottavo Davide Morselli, nono Federico Fumagalli, quindicesimo Lorenzo Galimberti.
I ragazzi di Siviero e Dante sono stati molto determinati e concentrati, hanno disputato una prova da protagonisti mettendo in luce segnali di crescita e di condizione.

Un promettente debutto

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Anche il Team Cinelli sugli scudi domenica, a Monteccasiano (MC) dover si è disputato il 59° Gran Premio di San Giuseppe riservato alle categorie elite e under 23 che ha visto il successo di Daniel Smarzaro (General Store Effegibi F.lli Curia). Gli atleti del ds Francesco Ghiarè sono stati tra i protagonisti di giornata ed hanno animato i vari tentativi di fuga. In buona evidenza Lorenzo Quartucci e Santiago Buitrago che si sono classificati rispettivamente 7° e 10°. Per il colombiano Buitrago si tratta della prima corsa in Italia in quanto giunto da pochi giorni in Liguria. Protagonista della principale azione che ha caratterizzato la corsa è poi riuscito a entrare nella top ten, buona prova anche di Angelo Vitiello e Matteo Rotondi.

Colpack – The winning team!

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Una vittoria e un secondo posto è il bottino del weekend del Team Colpack impegnato su due diversi fronti.
Il siciliano Paolo Baccio, unico rappresentante della formazione orobica alla cronometro di Montecassiano (MC), abbinata al 1° Trofeo Tris Stampi, ha sbaragliato tutta la concorrenza percorrendo i 13 chilometri del tracciato marchigiano in 18’41” alla media di 41,748 km/h. Si è lasciato alle spalle in classifica di 7 secondi Michele Corradini (Team Fortebraccio) e di 8 secondi il colombiano Einer Rubio (Aran Cucine Vejus).
L’altro impegno di giornata era quello con le Strade Bianche di Romagna a Mordano (BO). La gara non si era messa bene, con la Colpack che si è fatta sfuggire una fuga di 13 uomini ed è stata costretta a inseguire. Gran lavoro di tutto il team diretto da Antonio Bevilacqua che a una ventina di chilometri dall’arrivo è andato a chiudere sui fuggitivi. Nel finale sono evasi tre corridori che sono andati poi a giocarsi il successo in volata. Vittoria per il piemontese Matteo Sobrero su Jalel Duranti del Team Colpack che si è dovuto accontentare della piazza d’onore. Sesto posto di Filippo Rocchetti, nono Andrea Toniatti.​

Crono-vittoria del Team Colpack!

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Corre veloce la stagione del Team Colpack che mette in bacheca un’altra grande prestazione e una bella vittoria. Dodici mesi dopo, la formazione del team manager Antonio Bevilacqua si conferma sul gradino più alto del podio della Cronosquadre della Versilia Michele Bartoli 2019 disputata oggi a Forte dei Marmi, in Toscana.

Il trenino composto da Jalel Duranti, Filippo Rocchetti, Andrea Toniatti, Alessandro Covi, Paolo Baccio e Giulio Masotto ha percorso i 31 km del tracciano con il tempo di 34’46”15 battendo per meno di un secondo la Dimension Data for Qhubeka. Terzo posto, a 10 secondi, per la Casillo Maserati.

“I ragazzi si sono impegnati tantissimo – ha spiegato il direttore sportivo Gianluca Valoti –. In realtà non abbiamo avuto modo di provare questo tipo di prova in questi giorni visti i numerosi impegni con le altre gare, ma ciascuno ha fatto la propria parte ed è bastato per vincere anche se per poco. Siamo contenti di questa vittoria che i ragazzi avevano promesso al presidente Beppe Colleoni e che quindi dedichiamo a lui”.

Domenica la squadra ha preso parte anche alla 104/a Popolarissima di Treviso dove è arrivato il sesto posto di Luca Colnaghi.

Design as an attitude

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Nel dicembre 2018 Antonio Colombo viene invitato ad Hong Kong come ospite a Business od Design Week, il più importante evento di design del Sud Est Asiatico.
All’interno della giornata “Reinventing Brands Through Design”, il discorso di Colombo “Design is an attitude” racconta ancora una volta la visione e la missione di Cinelli.
Eccolo tradotto in italiano.

 

Quello che avete appena visto è un filmato fatto da alcuni giovani amici e racconta, in modo forse ingenuo ma abbastanza completo, i valori di Cinelli.

Adesso gireranno dietro di me più di 400 immagini di una vita, la mia, in cui design, arte e tecnologia si sono intrecciati per ben 40 anni…

Devo essere chiaro fin dall’inizio. Io non sono un designer. Ne un artista o un ingegnere. Sono un industriale “riluttante”. A 26 anni, quando mio padre mancò e mi  sentii obbligato a rilevare la direzione della sua impegnativa fabbrica di tubi d’acciaio, il mio piano era di trasferirmi in Irlanda, aprire un bed & breakfast e dedicarmi alla pesca con la mosca!

Forzato a prendermi cura dell’azienda di famiglia, iniziai immediatamente a cercare all’interno uno sfogo ai miei impulsi creativi. E lo trovai nella bicicletta. In particolare in Columbus, la divisione, quasi in disuso, dedicata ai tubi per biciclette e poco dopo anche attraverso Cinelli, un cliente Columbus che acquisii tra il 1978 e il 1979.

Il mio approccio al design non fu da laureato di una scuola specializzata, o da architetto o ingegnere. Ma piuttosto da un giovane cresciuto nel pesante clima della Milano degli anni 70, fatto di terrorismo, rapimenti, scioperi e altre situazioni drammatiche.

La mia educazione estetica è derivata principalmente dalla musica rock e dalle controculture in generale. Quello che si sentiva, vedeva e provava nella musica, nel cinema underground, nella letteratura di fine anni 60 e 70 era completamente sconnesso rispetto alla quotidianità di un giovane milanese. Rappresentavano l’estetica del futuro. Ed è stato attraverso tutto questo che ho scoperto i colori, la creatività e, ancora più importante, l’idea di design non solo come progetto ma come un’etica, come sistema di comunicare nuove attitudini di vivere secondo valori estetici.

Grazie a questo approccio sono stato capace di vedere nella bicicletta un veicolo dalla funzionalità perfetta ma con un potenziale sociale ancora inespresso, utopico.

La bicicletta è già un oggetto di design tecnicamente perfetto, mi dissi. Dovevo intervenire sui dettagli e sugli utilizzi della bici piuttosto che sull’oggetto in se. Dovevo capire meglio le sue possibilità.

Dovevo creare il terreno per APPROCCI DIFFERENTI ALLA BICICLETTA.

Conseguentemente il mio timore e la mia ansia erano che producendo biciclette producessimo SOLTANTO biciclette, producendo tubi producessimo SOLTANTO tubi.  Scoprire la storia del “Bauhaus segreto” dell’azienda di mio padre mi aiutò a superare questo timore e questa ansia. Negli anni 30 l’azienda aveva acquistato la licenza per produrre e commercializzare l’arredamento in tubolare d’acciaio di Marcel Breuer e altri grandi designer dell’epoca. A casa non se ne parlava mai perché, vista la vicinanza del Bauhaus con il regime (avevamo arredato per intero quello che è il manifesto del razionalismo italiano con l’Architetto Terragni ma si chiamava Casa del Fascio), si credeva dovesse essere tenuto nascosto.  Ma la sua scoperta, sedute, poltrone, scrivanie, tessuti originali accatastati in un magazzino polveroso, fu una rivelazione. D’improvviso avevo la certezza che produrre tubi non significasse solamente produrre tubi, ma poteva anche voler dire cultura! Credo che questa sia una lezione importante e interessante per ogni imprenditore!

E fu anche grazie a questa sicurezza e attitudine che, per esempio, Cinelli divenne la prima azienda in Europa a produrre e commercializzare Mountain Bike. La MTB rappresentò un modo del tutto nuovo, libero, creativo di intendere la bicicletta e divenne il primo, naturale, passo del nuovo corso di Cinelli .

Attraverso questo periodo, e ancora oggi, il mio non essere un ciclista professionista, ma comunque pedalo ogni volta che posso, ne un designer ha permesso alla mia azienda di contaminare, ed essere contaminata anche da altri mondi. Non essendo un ciclista professionista, mi è stato possibile dedicarmi ad altre ricerche culturali. Non essendo un designer, il mio approccio al design non è mai stato solamente orientato al prodotto ma alle arti in generale. Mi aprii al grande fermento culturale di Milano degli anni ‘80 e soprattutto all’approccio “non-rigoroso” “non-funzionalista” dei gruppi come Alchimia e Memphis, e in particolare di Alessandro Mendini. DA QUI SCOPRII CHE L’APPROCCIO PERFETTO PER ME NON ERA PERCHÉ, MA PIUTTOSTO PERCHÉ NO?

Questo approccio mi portò al design di oggetti che non esistevano nel mondo del ciclismo, come il primo nastro manubrio al mondo in EVA, e l’Original Cork Ribbon, le appendici Spinaci e prodotti altamente tecnologici come il cockpit integrato in carbonio RAM, e la bicicletta che ha vinto più Olimpiadi e titoli mondiali della storia, la Laser.

La mia relazione con gli ingegneri e con gli aspetti tecnologici del design ha sempre preso le forme della provocazione. La provocazione è di solito l’idea di un nuovo modo di intendere la bicicletta, e questa provocazione funge da stimolo allo sviluppo di nuovi metodi costruttivi, garantendo la competitività dell’azienda ad altissimi livelli.

Durante gli anni 80 e 90 Cinelli divenne famosa in tutto il mondo come l’unica azienda del ciclismo capace di produrre valori ciclistici alternativi. Abbiamo collaborato con artisti, con famosi graphic designer, abbiamo creato oggetti che non esistevano, ecc.

Ma fu solo nei primi 2000 che la mia visione estesa della bicicletta potè divenire una realtà. A farla semplice, in quegli anni la cultura giovanile aveva pervaso la bicicletta per la seconda volta (la prima era stata la MTB). Questa volta lo fece a livello globale, grazie all’annullamento delle distanze spaziali e temporali determinato dalla rivoluzione digitale, connettendosi per la prima volta con la nascente “street culture”. Fino a  quel momento la bicicletta era sempre rimasta per lo più attrezzatura per fare sport o mezzo di trasporto. La sua adozione da parte della cultura giovanile fu già di per se un atto di design, che la trasformò in un fenomeno sociale  e ne modificò radicalmente la funzione. D’improvviso la bici da corsa non era solamente una bici da corsa, ma divenne una urban fixed gear, una cargo, una bici da avventura, una gravel.

In particolare lo scatto fisso urbano, una bici da pista senza freni utilizzata in città  che catalizzò l’attenzione dei giovani verso il ciclismo, è un buon esempio della design strategy di Cinelli. La continua attenzione ai risvolti socio culturali  che gravitano attorno alla bicicletta ha permesso a Cinelli di identificare la tendenza non solo prima degli altri ma anche nella sua completezza di fenomeno culturale, agevolando lo sviluppo delle famose famiglie MASH e Vigorelli, che riuscirono ad abbinare caratteri sociali e tecnici.

Quando iniziammo a sviluppare una nuova generazione di bici a scatto fisso disegnate appositamente per un utilizzo urbano, a differenza delle originali bici da pista, la gente iniziò, soprattutto in Italia, a chiedermi che senso avesse una bici senza freni. La mia risposta era sempre, per reinventare i freni! Insieme ad appassionati rider di tutto il mondo non solo reinventammo il modo di frenare in città, ma reinventammo anche la guidabilità e le geometrie della bicicletta urbana.

Grazie alla ricerca e al lavoro degli anni 80 e 90 per dimostrare che la bicicletta potesse essere anche un contenitore di valori ed emozioni e non fosse solo uno sport o un mezzo di trasporto, questi nuovi ciclisti del 2000 adottarono Cinelli come riferimento.

Il cappellino Cinelli, ad esempio, divenne un simbolo globale di questi valori alternativi, arrivando a vendere più di 100.000 pezzi l’anno, senza contare le imitazioni.

Il cappellino è l’esempio perfetto di cosa voglio dire quando dico che  non ho inventato nulla. Il cappellino non è nuovo, esiste da più di 100 anni, ma c’è qualcosa nel modo in cui Cinelli lo presenta che attira moltissime persone. Io la chiamo “tecnologia umana”, e non l’applichiamo solo ai prodotti tecnologicamente avanzati e performanti, ma ad ogni aspetto dell’azienda.

Il design nella cultura giovanile e non solo, e in particolare in quella legata al ciclismo, è un processo che comprende tutto quello che c’è prima del prodotto, nel prodotto, e nell’utente finale.

Infatti oggi per Cinelli design vuol dire “happy to make another rider happy” (felici di rendere un altro ciclista felice). In poche parole il design è l’azienda.

HAPPY TO MAKE ANOTHER RIDER HAPPY (ripetuto).

Ci chiediamo continuamente come rendere felici gli altri ciclisti. In tutti i sensi e in tutte le direzioni: attraverso la partecipazione (sui Social Media ad esempio), aumentando la sicurezza dei nostri prodotti, creando un senso di comunità, affinando l’estetica, aiutando i giovani ciclisti a trovare sempre nuovi modi per usare le loro biciclette…

Quanto detto è sintetizzato visivamente dal Pedalor, scultura (creata da Alessandra Cusatelli) ispirata al Modulor, moderna rivisitazione di Le Corbusier nel 1955 del leonardesco Uomo di Vitruvio come studio sulle proporzioni umane in funzione delle nuove esigenze abitative. Nella mano è stata aggiunta una bicicletta sostenuta con vigore sopra il capo, come nelle prime critical mass del 1992. Quando il prodotto diventa simbolo e si accompagna ad un gesto il design è compiuto e sfiora l’Arte.

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